LA RETE DEI SAPORI

il progetto


La produzione e la promozione del cibo di alta qualità e tracciabilità rappresentano un elemento di grande rilevanza culturale ed economica, divenendo espressione di un'evoluzione nel modo di vivere e nel modo di concepire il tempo libero.
In questo contesto la scelta è stata quella di dare vita ad un’offerta riconoscibile e coordinata dei prodotti locali, operando in un’ottica di sistema che valorizzi le affinità tra gli imprenditori, in cui il marchio richiama una valenza operativa, la qualità, la territorialità e la tracciabilità. La creazione del marchio rete dei sapori ha necessitato di un percorso di approfondimento e fasi di studio nell'acquisizione di nozioni e dati per creare una sintesi grafica e simbolica pertinente.

Lo sviluppo si è articolato in:

  • Creazione di un logo che sintetizzi un'aggregazione di aziende e di prodotti tipici locali.
  • Azioni di promozione del marchio insieme in sinergia con la promozione del territorio.
  • Azione finalizzata alla creazione di prodotti, servizi ed eventi locali facilmente riconoscibili.
 

il logo


L'analisi del contesto

Esistono molti marchi nel settore all'interno del nostro contesto territoriale, ma spesso l'offerta enogastronomica è disaggregata, lasciata alla gestione del singolo operatore oppure a gruppi di operatori più che ad un contesto di tipo trasversale.
Diventa una necessità strutturale lo stimolare costantemente un'immagine turistico gastronomica che valorizzi i prodotti del territorio coinvolgendo attivamente le imprese che vi operano, muovendosi nella direzione di creare uno spirito di filiera di tutto il comparto alimentare.

Sviluppo

In questo contesto il progetto desidera coinvolgere l'intera filiera agroalimentare dal produttore, a chi si occupa del processo di trasformazione, al rivenditore per giungere al consumatore finale.
L’obiettivo del progetto è quindi di caratterizzare tutte le iniziative del settore alimentare promuovendo e valorizzando l'offerta gastronomica di qualità del territorio partendo da elementi che risultano essere certi e condivisi.
Il marchio è, e sarà aperto, a tutte le proposte ed iniziative mediante un sistema organizzato che permetta di evidenziare gli elementi qualitativi.

Realizzazione

Nella realizzazione del logo si è scelto di partire da un prodotto antico e semplice, intriso di storia e cultura: il bossolà frutto della tradizione popolare artigianale. La disposizione dei prodotti esteticamente formano un fiore, ed in particolare modo una rosa, simbolo di uno dei prodotti tipici della produzione agricola: il radicchio denominato la rosa di Chioggia. La "rete" economica e culturale che come un sottile filo lega le aziende al territorio formano un intreccio di maglie che creano una simbolica rete rappresentante l'altro componente della nostra cultura enogastronomica: il pesce. Il lettering, opportunamente ricercato, richiama se pur in maniera sottile ed elegante, un'aria medioevale, un’epoca storica in cui l’uomo era il centro della cultura, con uno stile di vita che poneva l'uomo e il suo lavoro al centro del vivere sociale. L'offerta enogastronomica della rete dei sapori ha quindi come obiettivo principale il benessere dell'uomo. Così fatto il logo, denso di richiami culturali e di rimandi storici, si presta anche a più declinazioni atte a diversificare le varie categorie mediante piccole variazioni sul tema principale che conservano al tempo stesso l'unità del marchio-simbolo.

Chioggia esisteva certamente già in epoca romana. L’antico nome Clodia diede origine ad altri toponimi come Cluza, Clugia, Chiozza e infine Chioggia. L'isola si popolò con l'afflusso degli abitanti del retroterra veneto, fuggiti dalle invasioni degli Unni (452) e dei Longobardi (568). Chioggia subì due distruzioni: una ad opera di Pipino il Breve, re dei Franchi (810) e un'altra ad opera degli Ungheri (902). Nel 1110 divenne sede vescovile, trasferendo le reliquie dei Santi patroni Felice e Fortunato da Malamocco, che a sua volta le aveva ereditate da Acquileia. Clugia Major (Chioggia) e Clugia Minor (Sottomarina) divennero in seguito l'XI e la XII isola della Serenissima, sottoposte all'autorità del dogado veneziano. In periodo medioevale la città divenne famosa per la produzione del pregiato sal Clugiae, esportato un tempo in tutta Italia. Chioggia fu teatro della storica Guerra di Chioggia (1379-80) tra le Repubbliche marinare di Genova e di Venezia. Dopo aver raso al suolo Sottomarina, ricostruita solo nel 1700, i genovesi strinsero d'assedio Chioggia, liberata poi dalla flotta veneziana. Ne seguì un lungo periodo di crisi tra il '400 e il '500 con pestilenze e carestie, portando gli abitanti a scoprire la pesca come fonte di sostentamento primaria. Attività che col tempo divenne peculiare al punto da essere ancor oggi conosciuta come una delle capitali della pesca italiana. Dopo i tramonto della repubblica Veneta, la città venne occupata nel 1797 dai Francesi e, dopo il trattato di Campoformio nel 1798, dagli Austriaci, alla cui dominazione i chioggiotti tentarono di ribellarsi invano con la storica 'sollevazione del Cristo' del 20 Aprile 1800. Le dominazioni francesi e austriache si alternarono per un'altra cinquantina d'anni. Importante il contributo che diede alla lotta risorgimentale, al punto di ottenere la medaglia d’oro: furono una settantina i chioggiotti che parteciparono alle lotte per raggiungere l’unità d’Italia. Fra tutti si ricorda il ragazzo undicenne Giuseppe Marchetti, il più giovane dei Mille. Chioggia divenne italiana il 15 ottobre 1866. La prima guerra mondiale fece sentire le sue terribili conseguenze, anche perché Chioggia, soprattutto in seguito all’arretramento del fronte sulla linea del Piave, divenne proprio l’immediata retroguardia e trasformò molti istituti civili e religiosi, in ospedali militari. Anche durante del fasi finali della seconda Guerra mondiale della liberazione dell’Alta Italia, Chioggia ebbe un’importanza strategica: nei piani degli alleati, infatti era considerata il luogo di un possibile sbarco che, con l'appoggio delle forze partigiane, avrebbe consentito l'occupazione delle fortificazioni del litorale e in seguito del Veneto nel suo complesso. L’ipotesi di uno sbarco prese concretezza, in particolar modo dopo la liberazione di Ravenna (4 dic. 1944). Epica fu la sera della liberazione, il 27 aprile 1945, quando la città si illuminò a giorno per evitare l’annunciato bombardamento dell’aviazione alleata, decisa a domare in questo modo la mancata resa dei tedeschi.

L'economia di Chioggia, nel Medio Evo, non era eminentemente peschereccia.

Documenti antichi, infatti, comprovano che la popolazione traeva il proprio reddito soprattutto dalle saline. E, stando ad essi, si sarebbe trattato di proventi tutt' altro che trascurabili. Il “sal Clugiae” (sale di Chioggia, in Latino), era venduto a caro prezzo in tutto l'entroterra.

Per non doverlo più pagare, Padovani, Vicentini, Veronesi e Trevigiani hanno ordito mille trame contro Chioggia, che in quell'epoca era relativamente autonoma da Venezia. Disponeva, infatti, di magistrature proprie. Versava soltanto i tributi necessari alla difesa ed al mantenimento di qualche istituzione. La ricca comunità clugiense non fu più tale dopo la guerra coi Genovesi che depredarono ogni bene. Ancor meno lo fu dopo lo sbarco dei "liberatori" veneziani. Costoro rubarono quel poco che ancora rimaneva.

Dell'epoca antecedente la guerra, permangono poche vestigia. Le più significative sono la torre di Sant' Andrea, il campanile dei Rossi e tracce subacquee delle antiche saline. Dello stile di vita d' allora non è sopravvissuto nemmeno un vago ricordo: l'immagine folkloristica chioggiotta, infatti, si riferisce al XIX secolo, quand'ormai la pesca era divenuta attività principale. Per meglio inquadrare le antiche professioni, bisogna dunque sospingere la mente ben oltre lo stereotipo dei bragozzi a vela.

É necessario rammentare che non era isola, bensì penisola. L'attuale centro storico non risultava affatto separato dalla zona ove si trova la stazione ferroviaria. Il largo canale della Fossa, attraversato dal ponte Lungo, è stato fatto scavare dai Veneziani per esigenze di difesa. Il terreno dell'escavo è stato usato per ottenere la parte meridionale di Isola Cantieri.

Il legame con la Terraferma era, insomma, assai stretto anche dal punto di vista fisico.

Chi si fosse aggirato in Chioggia, si sarebbe imbattuto in tante casette col relativo orto. Numerose, in città, erano le stalle. Cavalli e asini erano vantaggiosamente utilizzati per la movimentazione del prezioso sale. Il lavoro alle saline impegnava famiglie intere: donne e bambini compresi. I cavalli erano allevati anche per la milizia locale che poteva vantarsi di un gruppo di balestrieri ritenuti insuperabili.

Da quanto esposto, si deduce che Chioggia (detta Clugia e, poi, Chiozza) era soprattutto città mercantile. L'artigianato dell'epoca non era, dunque, simile a quello dell'era dei bragozzi. Prima dello sbarco genovese, vi fervevano attività assai più varie. Del tutto simili, si ritiene, a quelle che hanno segnato la grandezza della maggiori Città italiane.

Il radicchio di Chioggia (in dialetto chioggiotto “radicio de Ciosa”) ha foglie grandi e rotondeggianti, di colore rosso più o meno intenso e di sapo­re dolce o leggermente amarognolo, che compongono un grumolo di for­ma sferica, talora schiacciato all’apice, che richiama proprio la forma della rosa, da cui l’appellativo rosa di Chioggia.

La nervatura centrale delle foglie è di colore bianco, mentre le nervature secondarie sono più evidenti. Il radicchio di Chioggia IGP, maturo, idoneo alla vendita e al consumo fresco deve presentarsi esente da macchie, da bruciature o da attacchi di roditori, pulito, tagliato, di aspetto fresco, privo di umidità esterna anormale, privo di odori o sapori estranei.

Nelle due tipologie: precoce (aprile-luglio) e tardiva (settembre-marzo), a seconda del periodo di raccolta, si produce con piante della famiglia delle Asteraceae, genere Cichorium, specie intybus, varietà silvestre.

La storia di una città è fatta di suoni, colori, odori, tipi strani e particolari, modi di vivere e di pensare. E di sapori, di prodotti locali, cucinati in modo speciale e singolare, che solo la gente del posto sa fare. Perché anche le ricette, il modo di cucinare, arriva dalla storia che un luogo e la sua gente hanno percorso insieme

La cucina chioggiotta è estremamente semplice e questo non è caso, ma lo si può comprendere solo se si volge uno sguardo al tempo e allo spazio dove Chioggia e Sottomarina sono inserite.

Procurarsi il cibo, in questi luoghi, significa soprattutto fondersi con la natura, imparare a sottomettersi alle sue forze cosmiche e, allo stesso tempo, cavalcarle e dominarle. Preparare il cibo è segno evidente di questo rapporto uomo – natura: l’uomo coglie quello che la natura gli offre, conserva e accumula, cuoce e cucina.

I prodotti che la natura offre sono molti, poiché nel limitato spazio del territorio che comprende Chioggia e Sottomarina, si sono sviluppate attività di pesca e di orticultura. Ma spesso i prodotti più pregiati se ne andavano altrove e rimaneva, a disposizione della cucina locale, solo i prodotti più poveri o meno conosciuti, ma non per questo meno buoni e saporiti. Ecco quindi che i prodotti della terra e del mare si sposano, come il saore (sardine e cipolle, cucinate per essere mangiate anche a distanza di giorni) e la polenta che accompagna tutti i piatti di pesce.

Al fianco delle ricette tradizionali, un modo più moderno di “fare cucina” ha trovato terreno fertile in questa zona, dove appunto la varietà di prodotti è notevole, dando così espressione a nuove ricette e abbinamento di gusti, influenzati anche da cucine di altre culture, come la preparazione del pesce crudo.

Degni di nota alcuni dolci tipici della cucina locale, soprattutto biscotti e dolci secchi come i Papini e le Bissiole.

Pasticceria Clodia

Pasticceria Frezzato

Pasticceria Nelly's

Pasticceria Penzo

Pasticceria Ruggero

Pasticceria Scapinelli

Loading...
Pasticceria da Penzo
Pasticceria Scapinelli
Pasticceria Ruggero
Pasticceria Clodia

La Rete dei Sapori

Conoscere la Rete dei Sapori

Il territorio e i suoi prodotti

  • CHIOGGIA
  • STORIA E TRADIZIONI
  • I PRODOTTI DELLA TERRA
  • LA TIPICITÀ

L'arte pasticcera

  • LE BRIOCHE
  • I BISCOTTI TIPICI
  • LA CIOSOTA
  • LE MERINGHE

La Rete dei Sapori

LIKE AND SHARE

Facebook    Google    Twitter    Pinterest